territori"Attirare i turisti è un desiderio del Molise. È un desiderio che riscuote il consenso, perché il Molise è tra le plaghe più segrete, profonde e meno conosciute del nostro paese." Comincia così l'articolo dedicato al Molise del Viaggio in Italia che Guido Piovene pubblicò nel 1957 raccogliendovi i servizi trasmessi alla radio tra l'estate del 1953 e l'autunno del 1956.
A distanza di sessant'anni da quel viaggio, il Molise, la penultima regione italiana per estensione territoriale e per popolazione, è ancora semisconosciuto. Se si escludono il breve tratto costiero, che si anima per un paio di mesi in estate, e qualche area di montagna, tra cui quella del Matese con la stazione sciistica di Campitello, il Molise è invisibile. D'altronde, nella fascia in cui è collocato, quella centro-meridionale della penisola, per quanto riguarda l'offerta turistica, che si tratti di arte o archeologia, di mare o montagna, di paesaggio o natura, di cultura o gastronomia, si ritrova a competere con regioni di straordinaria ricchezza. 
Tuttavia il Molise può vantare un tratto distintivo e un primato, perché, coinvolto per motivi storici e geografici solo marginalmente dallo sviluppo, ha conservato un territorio piuttosto integro e un carattere schiettamente rurale. Basta allontanarsi di qualche centinaio di metri dai pochi centri più popolati – contornati qui meno che altrove da strutture industriali, commerciali o logistiche – per ritrovarsi immersi in un ambiente che appare poco diverso da quello di sessant'anni fa. Anche l'agricoltura, pur aggiornata e attrezzata con macchine agricole che hanno sostituito gli asini e i muli, ha prodotto cambiamenti significativi solo nel Basso Molise e nella valle del Volturno intorno a Venafro. Altrove, più si risalgono i fianchi scoscesi delle colline più il disegno delle coltivazioni suggerisce propositi di autoconsumo e di piccoli commerci rivolti a integrare i redditi, più certi sebbene modesti, di altre attività o delle pensioni.


Il Molise ha potuto anche conservare le testimonianze più significative della rete armentizia che in passato collegava i territori appenninici e adriatici centro-meridionali e in particolare il Gran Sasso e la Capitanata. I tratturi, non sempre chiaramente distinguibili tra i boschi, gli arbusti e le coltivazioni, sono oggi tra i monumenti più importanti di cui il Molise dispone.
Per chi non sa cosa sono i tratturi, occorre innanzitutto dire che non sono sentieri di campagna fortuiti, ma possenti vie verdi che per molti secoli hanno rappresentato la principale struttura stradale ed economica dell'Italia centro-meridionale. Lungo queste rotte erano trasferiti due volte all'anno, dai pascoli montani a quelli di pianura e viceversa, milioni di capi di bestiame. Larghi 60 passi napoletani (111 metri), i tratturi erano connessi tra loro da una fitta trama di tratturelli (larghi da 32 a 38 metri) e bracci (larghi da 12 a 18 metri). Nel periodo di maggior sviluppo della pastorizia transumante la rete tratturale si estendeva dal Gran Sasso al Salento per una lunghezza di circa 3000 chilometri. La sicurezza delle rotte fu inizialmente assicurata da accordi stipulati in nome di Ercole, eretto dai greci, nel V secolo a.C., a protettore della transumanza (a lui è dedicato il tempio che si trova ancora sulle pendici del Matese, nel territorio di Campochiaro). Poi, a partire dal II secolo a.C., la pastorizia transumante fu invece tutelata, regolamentata e sottoposta a prelievo fiscale dallo stato romano. L'allevamento transumante, entrato in crisi in seguito al crollo dell'impero, riconquistò un ruolo preminente nell'economia italiana a partire dal XII secolo sotto la dominazione normanna. Nel 1254 venne istituita la Dogana delle pecore, che, riorganizzata dagli aragonesi nel XV secolo, fu soppressa solo nel 1806, quando i pascoli pugliesi furono destinati per legge all'uso agricolo. Agli inizi del Novecento erano però ancora censiti 14 tratturi, 70 tratturelli e 14 bracci. La transumanza declinò, senza tuttavia arrestarsi e le mandrie continuarono ad attraversare il Molise fino agli anni del miracolo economico.
La rete dei tratturi non ha solo consentito per diversi millenni la transumanza, ma ha anche alimentato un intenso movimento culturale, urbanistico e demografico. Lungo le sue direttrici, accanto alle greggi e alle merci, si sono diffusi lingue, tradizioni e culti; accanto ad attività mercantili, artigianali e industriali si sono formati centri urbani grandi e piccoli. Lungo le stesse strade si sono rinnovati per secoli i pellegrinaggi, che si spingevano fino al Gargano per devozione a san Michele Arcangelo, il popolarissimo "san Michele del Monte".
Utilizzando la viabilità di fondovalle, il Molise si può attraversare in auto da una parte all'altra in poco più di un'ora. Grazie alle brevi distanze, in tre giorni si potrebbe toccare la metà dei centri maggiori e dei siti archeologici e monumentali più celebri, ma si continuerebbe a ignorare questa terra. Per apprezzarla, invece, coglierne un po' lo spirito, è consigliabile "monticarla" e "demonticarla" emulando i pastori, seguendo i pigri mutamenti di uno scenario che si conserva ovunque singolarmente ampio e profondo. Nel paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi acquistano un più autentico significato le città e i paesi, i santuari italici e medievali, i castelli e le cinte fortificate, le abbazie e le chiese isolate nella campagna. In Molise, è lungo l'ordito dei tratturi che l'uomo ha operato, costruendo la sua storia.
Negli ultimi due decenni si è andato sempre più sviluppando un singolare tipo di turismo, un po' sportivo un po' spirituale, che vede migliaia di persone incamminarsi lungo gli itinerari religiosi e culturali che attraversano l'Europa. Tra questi il più celebre è il "cammino di Santiago di Compostela, riconosciuto nel 1987 "itinerario culturale europeo" dal Consiglio d'Europa e poi, nel 1993, incluso nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Da diversi anni si susseguono studi e progetti per salvaguardare l'altro importante itinerario culturale e religioso europeo: la via Francigena. L'interesse va ora crescendo anche nei confronti dei tratturi, ponendo il Molise al centro di un'attenzione inedita. C'è così da augurarsi che il progetto del Parco dei tratturi, avviato nel 1997, si realizzi, per restituire definitivamente al viaggio, comunque declinato, queste imponenti vie verdi dal grande valore naturalistico e paesaggistico oltre che storico e culturale.

Modi di visita//Come visitare il Molise attraverso i tratturi
Dei principali tratturi molisani, i due più vicini alla costa, il L'Aquila-Foggia e il Centurelle-Montesecco, sono ormai scomparsi. In questa zona l'agricoltura si è sviluppata intensamente, cancellando ogni traccia fisica della pastorizia transumante. Molto diversa è invece la situazione nell'interno della regione, dove il segno dei tratturi è tuttora tangibile.
La parte molisana del Celano-Foggia, lunga 84 chilometri, è ancora in buono stato. Da questo tratturo, che sfiora le riserve di Collemeluccio e Montedimezzo legate al programma MAB dell'Unesco (Man and the Biosphere, rivolto allo studio del rapporto tra l'uomo e l'ambiente), si possono visitare, con digressioni di pochi chilometri, alcuni tra i più bei borghi del Molise: Capracotta, Vastogirardi, Carovilli, Agnone (con il Museo storico della campana) e Pietrabbondante, dove si trova il complesso del santuario italico con un teatro ben conservato del II secolo a.C.
Buono è anche lo stato di conservazione del Castel di Sangro-Lucera, la cui sezione molisana è lunga 79 chilometri. Passa accanto al capoluogo Campobasso, che ospitava importanti fiere e mercati nella piazza, dominata dalla cattedrale, ai piedi del nucleo medievale. Da qui, seguendo la valle del fiume Tappino, il tratturo passa a poca distanza da Riccia, posta ad anfiteatro su due colli, Cercemaggiore e Gambatesa, con il bel castello Di Capua decorato dal ciclo di affreschi di Donato Decumbertino (forse un collaboratore di Vasari).
Poco più breve (70 chilometri) è la sezione molisana del Pescasseroli-Candela, il tratturo più interno, che entra nel Molise dal valico del Macerone e costeggia per tutta la sua lunghezza il massiccio del Matese attraversando Isernia, Boiano e, in località Altilia, la città romana di Saepinum (di cui il tratturo costituisce il decumano). A poca distanza da Saepinum ci sono i resti, tra i più misconosciuti d'Italia, di Saipins, la città sannitica abbarbicata sui fianchi del Matese, teatro, nel 293 a.C., di una delle battaglie più sanguinose delle guerre sannitiche.
Purtroppo, la rete dei tratturi non è ancora adeguatamente segnalata. Lungo le strade statali e provinciali si trovano cartelli che indicano la loro presenza. Per chi non ha l'occhio abituato, si tratta però, spesso, di una presenza più metafisica che reale.
Per assistere allo spettacolo dei tratturi occorre inoltrarsi nella campagna. Alcuni tratti sono facilmente individuabili e percorribili, ma si corre sempre il rischio di perdersi. È quindi consigliabile dotarsi di mappe adeguate oppure rivolgersi alla Molise Explorer, che include nelle offerte escursioni a piedi, a cavallo, in mountain bike o su fuoristrada, anche di più giorni. Si tratta di guide affidabili e preparate, capaci di soddisfare ogni esigenza e curiosità.

Buon viaggio nella storia!

Bibliografia
Alessandro Busca, Beniamino Di Rico, Valter Fabietti, Una via per l'Europa: il parco dei tratturi, Dierre, 2007;
Cosmo Costa, La rete dei tratturi in Molise, www.unimol.it;
Natalino Paone, La transumanza. Immagine di una civiltà, Iannone, 1987;
Edilio Petrocelli, La civiltà della transumanza, Cosmo Iannone Editore, Isernia 1999;
Pasquale di Cicco, Il Molise e la transumanza, Cosmo Iannone Editore, Isernia 1997;